Racconto erotico amica sposata — non ti tocco

Pomeriggio, vengo a casa tua, un normale caffè tra amici, lui non c’è, casa vuota, siamo solo io e te, improvvisamente mi fissi e mi dici

«Voglio scopare con te. Ma non voglio perderti.»

Mi confessi qualcosa che ho sempre voluto pure io, ho sempre cercato di lasciarti vivere, ma la dipendenza di te è come il sangue, scorre e non si può fermare. Sposti la poltrona davanti a te e dici:

«Siediti. Non mi tocchi. Guardi soltanto.»

Obbedisco, non parlo, ti guardo e sorrido, lo sai, lo sai che non posso, ma lo faccio. La tua bocca, i tuoi occhi, il modo con il quale mi dai l’ordine.

L’attesa, sei davanti a me, e stai per toccarti, sai che impazzisco nel vederti fare ciò che ho sempre desiderato. Il silenzio, la stanza, ti guardo, occhi negli occhi, respiro che aumenta, suono distratto. Cominci ad infilare una mano dentro le tue mutandine, non mi fai vedere nulla. Sono anni che ho in mente solo questo. A bassa voce sussurri:

«Guardami.»

Cominci a toccarti, guardi in alto, chiudi gli occhi. Ti imbarazzi ma ti eccita sapere che non posso fare nulla. Le mie mani che sudano. Ti sbottoni leggermente la camicia, ho chiesto al destino di poterlo vedere, mi fai intravedere i capezzoli. Nient’altro. Ti fermi. La mano ferma dove sta. «Dimmi cosa vedi.» Parlo piano, è l’unica cosa che mi hai lasciato. Ricominci sulla mia voce. Poi te lo chiedo. «Lo hai già fatto pensando a me?» Non rispondi subito. Poi: «Sempre.» Mentre ti tocchi mi guardi negli occhi, sai che sto impazzendo, sai che quel confine ormai è superato, ma mi piace, mi piace e non ho le forze per poterne fare a meno. Ancora più veloce. Il tuo viso che non si controlla più, i rumori della sedia, ho fame, mi fai sangue, ho dentro la paura di non potermi controllare. Mi mostri tutto il seno scoperto. «Non ho le forze per poterne fare a meno.»

Stai per venire, l’orgasmo, lo sfogo, la confessione, la paura, l’ansia, il limite, tutto si cancella, tutto si materializza, le gambe che si aprono sempre di più, urli, urli forte, distruggi il silenzio, rimango immobile, fermo. Ti dico quanto mi costa. Le gambe che tremano, l’unica cosa che posso fare è baciare le tue dita bagnate, quelle che hai usato. Ti ricomponi, lo faccio pure io, fai due caffè, rimetti a posto la poltrona, riaccendi la televisione, ti fumi una sigaretta. Non è successo niente. Mi guardi, senza forze, senza dire più niente, ad un tratto mi dici:

«Adesso cosa siamo?»


Se ti è piaciuto restare fermo, resta da questa parte: guardandoti. E qui trovi tutto il resto: racconti erotici italiani.

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