La porta che avevi lasciato aperta

Questo racconto erotico nasce da una notte che non doveva esistere. Lei aspetta. Lui torna. In mezzo, un uomo che sale le scale sapendo già che pagherà tutto.

Racconto erotico del tradimento: donna di spalle seduta sul bordo di un tavolo di legno al buio, capelli bagnati, il telefono illuminato accanto alla mano, la luce delle tapparelle a strisce sul pavimento.

Mi fai salire da te. Non sai quanto torna lui. L’adrenalina sale, la paura, le bugie sopra al mobile. La paura, sporca come l’anima che si scioglie dopo, nei sensi di colpa. Lascio il motorino sotto casa tua, sto attento se qualcuno mi guarda. Mi hai lasciato la porta aperta. Luce soffusa, le tapparelle fanno entrare pezzi di luce. Mi servono.

Ti ho davanti. Hai i capelli ancora bagnati, sei uscita dalla doccia. Il tavolo marrone, le tende blu, il tuo sorriso, le mani curate. Hai più di quello che ho sempre voluto.

Ti bacio con passione, ti strappo il vestito. Tiro fuori i seni, li porto dentro la mia bocca. Mi dici di fare piano.

Ti siedo su una sedia, io in piedi davanti al tuo viso. Tiro fuori il cazzo duro, lo faccio scivolare tra i tuoi seni. Apri la bocca, ti sputo in gola. Obbedisci.

Il telefono si illumina sul tavolo. È lui. Lo lasci suonare.

Ti sollevo, ti stendo sul legno. Apri le gambe, sei senza mutande. Voglio leccarti, voglio mangiarti. La lingua trova il clitoride e lì resta, gioca, insiste. Gridi in silenzio. Respiri forte, il petto che si alza. Sei fradicia, sei bagnata, sei immersa. Il telefono suona ancora. Non lo senti più.

Il tradimento è nella bocca, non nel corpo

Resto lì, in ginocchio davanti al tavolo. Le tue cosce mi stringono la testa, poi cedono. La lingua rallenta, gira largo, torna al centro. Ti conosco già, so dove premere.

Le tue mani cercano i miei capelli, li tirano. Non per fermarmi. Per tenermi fermo, dove serve.

Il legno scricchiola sotto di te. Ti inarchi, il tallone che spinge contro la mia spalla. Dico il tuo nome contro di te, e lo senti più che sentirlo. Vibra dentro.

Il telefono suona ancora. Lui. Ridi, un fiato spezzato, mentre la mia bocca non si stacca. Il tradimento è tutto qui, in questa risata che non arriva a lui.

Ti apri di più. Due dita, la lingua che continua sopra. Sei calda, stringi. Ti muovi tu adesso, contro di me, come se decidessi. E decidi. Fino a che non decidi più niente.

Vieni piano, poi tutto insieme. Il corpo che si chiude, la gola che trattiene il grido. Resto lì finché non mi spingi via, troppo, ancora.

Il tavolo marrone, sporco della tua sborra. Sei venuta così, tra la mia bocca e il legno. Tutto è passato sul mio palato. Rimani in silenzio, fai respirare il cuore. Il corpo resta inerme. Poi senti di nuovo il sangue, che ti riempie le vene.

Gridavi fermati. Ma lo sapevo che non volevi che mi fermassi. Le mie labbra carnose curavano un orgasmo dimenticato.

Tremi ancora, stai tremando. Non riesci a metterti in piedi.

Resto nudo, il cazzo duro. Rimani così, che sborro sopra la tua fica. Mi masturbo davanti a te, sopra di te, mentre ti tocchi i seni. Ti guardo i capezzoli. Un dito dentro, entra ed esce lento. Sento i tuoi spasmi. Pochi secondi e ti vengo sopra, tanto, sperma per svuotarmi. Ogni volta che ti penso mi resta il desiderio. Devo svuotarmi per forza.

Ti pulisco. Mi guardi. Io il colpevole, tu la vittima. Un gioco di cui non sapremo mai la fine, come moriremo.

Ho così tanta sete di te che aspetto ogni notte di prenderti. Di farti mia.

Vado via come sono venuto, dalla porta che avevi lasciato aperta. Tu resti seduta sul bordo del tavolo, i capelli quasi asciutti ormai, e guardi il telefono.

Tre chiamate perse.

Lo richiami. Gli dici amore al telefono, con la mia saliva ancora addosso. Domani apparecchierà quel tavolo per due.

Un altro racconto erotico By Nyno, dove il desiderio non assolve nessuno. Se sei arrivata fino a qui, la porta era aperta anche per te.

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