Racconto erotico desiderio: fingi, ma sei bagnata per me

 

Una donna sul sedile del passeggero, le luci arancioni della galleria che scorrono sul buio, mentre lui guida e non sa.

 

Sguardi intensi, risposte brevi, silenzi che durano. Ti fai accompagnare da lui e io da lei, hai la fica bagnata e mi stai accanto, hai le mutandine fradice e ti trattieni.

Lo vedo negli occhi, dalle guance, dal seno che si indurisce, dai respiri corti che hai, dalle asimmetrie del viso. Parliamo di cose che vuoi farmi sapere, fingi davanti al diavolo, ti dai un controllo forzato, ti stringi forte le gambe e aspetti che tutto finisca.

E finisce. Si finisce sempre.

Ci si saluta come si salutano quattro persone perbene. Una guancia, l’altra. La tua mano che sfiora la mia un secondo più del dovuto, l’unico errore che ti concedi.

Poi sali in macchina con lui. Io con lei.

E so esattamente cosa ti porti a casa: le gambe ancora strette, il sangue che non si calma, le vene che pulsano in un posto che stanotte resterà a mani vuote. Ti porti a casa me, senza avermi avuto.

Domani fingerai di nuovo. Le mutande asciutte, dirai. Il respiro fermo, dirai.

Ma adesso, in questo momento, mentre lui guida e non sa, adesso sei tutta mia. È adesso che ti scopo. Senza toccarti.

Chiudi gli occhi e senti le mie mani sui tuoi seni, sei calda, sono duri i capezzoli, sono morbidi, sono intensi, vorrei prenderli con il palmo della mano, chiuderli e premere, sentirli tutti miei. Una mano che scende sempre più giù, le mutandine bagnate da tutto il giorno, te le tolgo guardandoti, affamato come un cane, come un pazzo, occhi fissi su di te, senza allentare la sporca follia che mi porta ad essere ossessionato dalla tua carne, impossibile.

E ti lecco la fica. Lì dove nessuno stasera arriverà, dove sei rimasta sola con la tua voglia. Ti lecco piano, poi senza pietà, finché il sangue ti torna a battere in quel punto che credevi di aver messo a tacere.

Tutto il sedile sporco, saliva, e il tuo liquido. Mi guardi con lo sguardo da porca, da troia, gli hai rovinato la macchina mentre ti sei fatta leccare dal tuo peccato, mentre ti fai pulire la fica che tutto il giorno pulsava.

È tutto buio, la macchina entra ed esce dalle gallerie, solo piccole strisce di luci arancioni, e io che rimango lì, tra le tue gambe, e non riesci a fermarmi, ne vuoi sempre di più.

Di colpo apri gli occhi e rivedi lui che guida, immerso nei suoi pensieri. Non è successo nulla, ti porta a casa, nella prigione che ti ha scelto, ti porta là dentro e tu sei piena di desiderio.

Vuoi venire con me? Andiamo a fare un weekend solo per noi, sesso tutti i giorni fino a stancarti, a stancarci, e a ritornare nella vita di tutti i giorni?

Pensaci. Stanotte, accanto a lui, pensaci.


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