Non ci baciamo — racconto erotico italiano | By Nyno

Nessuno dei due ha mai fatto una domanda in più — e forse è questo il segreto, che nessuno vuole davvero sapere.

Quando ti penso, mi viene voglia, mi sale il battito del cuore, mi aumenta il sangue che scorre nelle vene.

Tolgo le tue scarpe e comincio a baciarti i piedi, mi guardi e ti guardo, sono succube di te, e non puoi spegnere quella luce che viene da fuori — è il cielo della notte, chi ci aspetta non sa, non lo può sapere.

Dopo tutti questi anni, conosco come respiri. Ti guardi intorno, ti senti sporca ma non c’è modo di rinchiudere un peccato. Le nostre ombre sul muro, succhio le tue dita dei piedi, salgo lentamente. Le caviglie, il polpaccio, il ginocchio, sento i brividi che hai — una forte scossa che arriva tra le tue gambe. Mi vuoi fermare ma sei fragile nel tocco. Tu non lo vuoi. Tu mi vuoi dentro di te, su di te. Mi usi perché non hai mai chiuso quella porta.

Mi apri le gambe e me la mostri. La tua fica è bagnata, lo vedo. Sei un fuoco, sei come lava che si abbatte sui boschi. Prima di leccarti, soffio sopra. Mi piace darti un segno, farti aspettare, attendere, impazzire — portarti alla fine di ogni limite, oltre. Questo è il desiderio proibito nella sua forma più pura: non il sesso, ma l’attesa prima.

Dita, bocca e lingua. Comincio a leccarti, cerco il clitoride, lo punto. Da lì bisogna partire. Lo accarezzo con la punta della lingua — è piccolo, ma reagisce ai colpi di lingua. Poi riempio di saliva, lo succhio, lo lecco e lo succhio ancora. Chiudi gli occhi, provi a guardare ma non ce la fai.

Ne faccio entrare un dito, lo lubrifico e te lo infilo nel culo mentre ti lecco. Tremi, spasmi. Ti piace prenderlo nel culo — è stretto. Urli. Ti piace svuotarti sulla mia lingua. Qua non ti sente nessuno.

Mi alzo in piedi. Mi baci — è la prima volta che lo fai. Mi sale la fame, l’eccitazione, l’adrenalina, la passione. Ti sbatto sul muro, lo tiro fuori e ti scopo in piedi, come non mai, con tutta la potenza che ho. Hai un culo perfetto. Ti avvolgo con le mie braccia mentre ti scopo sempre più velocemente, ti mordo il collo, poi lo bacio, ti prendo per il collo.

Mi dici di spingerlo sempre di più, di non fermarmi. Ti stringo forte il collo, poi passo a prendere i tuoi capelli. Non mi trattengo più, non ce la faccio più. Perdo l’anima e anche la dignità. Vengo senza limiti, in piedi e senza forze, addosso a te.

Il trucco sbavato. I tuoi occhi scossi. Io senza energie. Ci dobbiamo rivestire — e dobbiamo farlo in fretta. Non trovi le mutande. Come faremo — aiutami.

Usciti dalla stanza, torniamo ai nostri ruoli.

Ma non ci baciamo.


Il retroscena del racconto — solo per i lettori Premium

Questo racconto erotico è partito da un’immagine precisa che mi tornava da tempo: due ombre proiettate sul muro di una camera da letto, la luce della notte che entra da una finestra mezza aperta, i vestiti per terra. Non volevo raccontare il sesso — volevo raccontare il peso che si accumula intorno a quel sesso quando non dovrebbe esistere.

L’apertura con i piedi non era pianificata. È arrivata mentre scrivevo, e ha cambiato il registro di tutto il racconto. I piedi sono la parte del corpo che si tocca meno nel sesso convenzionale — cominciare da lì significa scegliere un percorso più lungo, più attento, più vicino alla devozione che al desiderio brutale. È una forma di resa maschile che raramente si trova nella narrativa erotica italiana.

La riga “le nostre ombre sul muro” è la chiave del racconto. Sono due persone che non possono esistere insieme nella luce — esistono solo come ombre, come proiezioni notturne di qualcosa che non ha posto nella loro vita diurna. Tutto quello che fanno dopo, fino alla fine, è una conseguenza di quella condizione.

Il finale — “ma non ci baciamo” — è la riga che ho scritto per prima e che ha generato il resto del racconto all’indietro. Il bacio è l’atto più intimo, più domestico, più fidanzato. Possono scoparsi fino a perdere l’anima, ma non baciarsi, perché baciarsi significherebbe ammettere che quello che fanno è una relazione, non un atto. E nessuno dei due è pronto ad ammetterlo.

Una curiosità: il titolo “Non ci baciamo” l’ho scelto perché nega qualcosa che il lettore si aspetta dopo tutto quello che ha appena letto. È una chiusura per sottrazione — e la sottrazione, in letteratura erotica, pesa molto più dell’aggiunta.


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