Fammi male

 

Bracciolo in legno di un divano di pelle al buio, jeans sul pavimento e uno scontrino sulla credenza — racconto erotico sottomissione

 

Mi hai chiamato per dirmi che saresti passata a salutarmi. Che non stavi bene.

Poco dopo entri.

Non dici nulla. Mi vieni incontro e mi stringi in un abbraccio che dura più del necessario. Ti passo lentamente una mano tra i capelli. Riconosco il tuo profumo, sento il respiro caldo contro il collo e il cuore che accelera contro il mio petto.

A lui hai detto che sei al supermercato.

Rimani tra le mie braccia. Il silenzio si allunga, interrotto soltanto dal tuo respiro. Poi sollevi il viso e avvicini le labbra al mio orecchio.

Aspetti ancora.

«Fammi male.»

La mia mano si ferma tra i tuoi capelli.

Non rispondo subito. Mi scosto quanto basta per cercare i tuoi occhi. Tu non distogli lo sguardo.

«Sei sicura?»

Passano alcuni secondi.

Ti lascio il tempo di cambiare idea. Nella stanza non si sente più nulla, nemmeno il tuo respiro. Poi le tue dita si chiudono sulla mia camicia.

«Rompimelo.»

Mi stacco da te.

Restiamo uno davanti all’altra, immobili. Aspetto una parola diversa, un’esitazione, qualsiasi cosa possa cancellare ciò che hai appena detto. Ma tu continui a fissarmi.

Nessuno dei due parla.

Mi avvicino al divano e batto due volte il palmo sulla pelle del bracciolo.

Il primo colpo rompe il silenzio.

Il secondo è un ordine.

Mi volto verso di te e, con due dita, ti indico il punto in cui devi venire.

Appoggi la pancia sul bracciolo.

Sotto la pelle, il bordo duro ti prende appena sotto le costole e ti ruba metà del fiato. Il busto ricade verso il divano, il viso rivolto ai cuscini. Il bacino resta più in alto. Non c’è niente a cui tenersi, e resti lì lo stesso.

I piedi sfiorano appena il pavimento. Ogni volta scivoli di un centimetro. Ogni volta provi a riprendertelo.

Non ti vedo la faccia.

Ti abbasso i jeans, tolgo le mutandine. Hai brividi, sei bagnata. Ti lecco il culo, lo lubrifico con la saliva, un dito, a bagnare tutto. Si dilata facilmente.

Mi rimetto dietro di te, lo tiro fuori e lentamente appoggio la punta, da fuori. Ti faccio sentire quanto è duro, lo premo, lo infilo dentro. Prima lo faccio piano e poi comincio a muoverlo, mentre ti stringo i fianchi.

Adesso puoi urlare, fammi sentire, alza la voce: te lo sto rompendo.

Le palle che sbattono contro la fica. Ti prendo per i capelli, tu non puoi guardare, a faccia in giù. Sento che nel culo ti piace. Colpi profondi, colpi intensi, colpi al respiro. Il seno piccolo. Ti desidero, mi fai impazzire.

Aumento il ritmo, più forte, sempre più forte. Urli. Mai lo hai fatto così.

Ti sento tremare, mi dici di non fermarmi. Il segnale che ti posso sborrare nel culo, dentro, a riempirlo, a lasciartelo rosso e pieno.

Ti prendo per i capelli e mi svuoto. Mi svuoto.

Rimango con il cazzo dentro, mentre esce ancora sperma.

Ti stacchi, mi guardi, ti rivesti e te ne vai.

Torni a casa, con uno scontrino di un’ora prima, con le gambe che tremano, il culo rotto e il pentimento.

Sono qua che ti aspetto.


Se ti è piaciuto, leggi anche

Lascia un commento