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Ci vediamo poche volte l’anno. Stasera mi passi il piatto e le tue dita restano sotto le mie mezzo secondo più del necessario, mentre tuo marito versa il vino e mia moglie ti chiede dove hai preso le tende.
Ho messo male la macchina. Scendi con me, aiutami a metterla in un posto dove non crea un problema.
Quattro piani in ascensore
Prendiamo l’ascensore. Quarto piano, le porte si chiudono e tu entri per prima, il rumore sparisce, ti sei messa nell’angolo, hai schiacciato il numero zero.
Terzo, la cabina trema, lo specchio dietro di te leggermente si muove, ti vedo guardare i numeri.
Secondo, il tuo ginocchio tocca la mia coscia. Non era un movimento del piano. Non ti sposti.
Primo, il tuo respiro non è quello di prima. Lo sento perché non c’è altro da sentire, ti sento cedere, il cuore a mille, stiamo per esplodere, non una parola, non ci guardiamo neanche.
Terra, usciamo e ci dirigiamo verso il garage, entriamo dentro, niente sguardi, faccia al muro, ti strappo le mutandine, con una mano ti copro la bocca e con l’altra accompagno il mio cazzo dentro di te, in profondità, tutto dentro, lo spingo come non ho mai fatto, colpi lenti e completi e poi più veloci, sempre più veloci, il tuo respiro sempre più forte, buca le mie dita, la luce che entra sotto la serranda del garage, i tuoi capelli che sbattono sulle mie braccia che ti tengono, che ti stringono, ti sto scopando perché non ne posso fare a meno, ci stanno aspettando.
Mi fai una sega, mentre ansimi, mi fai sborrare per terra.
Dieci minuti, e si risale
Ci rimettiamo in ordine, dieci minuti di adrenalina, tu rimani senza mutande, le butti nella spazzatura. Prendiamo un respiro profondo.
Saliamo. Quattro piani, e tu guardi i numeri come li guardavi scendendo.
La porta è socchiusa come l’abbiamo lasciata. Tuo marito è in cucina, mia moglie è ancora seduta dove era. Nessuno ci ha aspettati davvero.
«Tutto a posto?»
«Sì, c’era il posto all’ombra.»
Ti siedi prima di me. Ti tiri la gonna sulle ginocchia con una mano sola, un gesto che fai sempre e che stasera dura un secondo di più. Ti tremano ancora le gambe.
Ti chiedo un bicchiere d’acqua. Ti alzi tu a prenderlo, e mentre torni non mi guardi.
Il caffè è ancora sul fuoco. Non è passato niente.
Tuo marito dice qualcosa sulle tazzine, mia moglie ride. Tu rispondi normale, con la voce di sempre, e capisco che sai farlo bene. Che l’hai già fatto.
Io mi perdo nel profumo della tua fica che mi resta sulle mani.
Tu sei seduta a un metro da me, con tuo marito, e sei mia da dieci minuti.
Non me le laverò. Perché questo è per te.
Se ti è rimasto addosso, continua con la mano sotto la giacca, in mezzo alla gente, oppure con dieci minuti nel bagno di un ristorante.
Tutti i racconti erotici italiani di By Nyno.