Ditalino in pubblico — racconto erotico italiano

Racconto · 5 min di lettura

Ditalino in pubblico — la giacca sulle gambe, la platea che guarda altrove

Racconto erotico italiano in pubblico — il desiderio che non aspetta

Le sedie erano vicine, in una fila storta fatta dall’organizzatore, erano tre file, tutti vicino, dietro e davanti, guardavamo tutti quella recita. Ti guardo, mi guardi, il sole sta per andare via, un cielo semi buio, poso la mia giacca sopra alle tue gambe e faccio scivolare la mano tra le cosce, mi guardi e ti guardi attorno, non esiste cosa più bella che farti un ditalino in mezzo a questa gente, un ditalino lento intenso, avevo voglia di farti venire, di farti svuotare tra le mie dita.

Tremi, sei bagnata, sei calda, lentamente lo faccio, per non dare nell’occhio, stringi le gambe, tu applaudi allo spettacolo, il tuo viso fatica a controllarsi, sorrido mentre guardo avanti, sono pochi minuti, ma si ferma il cuore, sei il mio odiato desiderio, sei il mio senso adesso, io sono qua per te, mi ci hai portato tu nel tuo tempo e, sono rimasto tra le tue bugie più violente.

Il ditalino in pubblico — quando nessuno vede e tutto succede

Ti masturbo perché non posso farne a meno, stai per venire e lo fai, chiudendo gli occhi, mi maledici di avermi incontrato. Adesso applaudo pure io, con le mani piene di fica, un odore che rimane a lungo, che rimane intenso.

Non posso baciarti, non posso stringerti, non posso respirare, perché il mio respiro lo hai tu. Finisce la recita, ci guardiamo negli occhi, un eternità, una strana malinconia che si abbatte. Tu torni a casa ed io, che torno nell’appartamento, da solo sul divano ad aspettare, perché il gioco valeva la candela.

Il desiderio che si trattiene — altri racconti dal vivo

Il ditalino in pubblico appartiene a una famiglia di racconti che condividono una regola: il desiderio non può essere detto, ma il corpo lo dice comunque. Testi che camminano sullo stesso filo.

Sono racconti erotici di ditalini fatti dove non si dovrebbe: sotto una giacca, sotto un tavolo, dentro un’auto ferma. Cambia la stanza, non cambia la regola — la mano lavora e la faccia deve restare ferma.

Nel bagno del ristorante — il cenno, poi nessuna parola

Una cena con i rispettivi partner, una tavolata, uno sguardo che dice tutto quello che la bocca non può. Lo stesso filo del ditalino in pubblico — gente intorno, il rumore che protegge — ma stavolta ci si alza da tavola e si scompare, pochi minuti rubati dietro una porta chiusa. → Ti ho scopata nel bagno del ristorante

Il piedino sotto il tavolo — la tensione che non si scarica mai

Stessa tavola, stesse due coppie, ma qui non ci si alza. Il piede di lei sale sotto la tovaglia per tutta la cena, davanti a entrambe le famiglie, e la scarica arriva solo dopo — a casa, con un nome scritto al buio. Il ditalino in pubblico portato al suo estremo di immobilità. → Piedino sotto il tavolo

In auto, sotto la pioggia — l’odore che resta sulle dita

Un parcheggio alle sette del pomeriggio, la pioggia che non smette, due mani che si cercano dentro i vestiti senza che nessuno fuori veda nulla. Lo stesso gesto del ditalino in pubblico — trattenuto, silenzioso, complice — ma stavolta finisce con un odore che resta sulla mano fino al semaforo successivo. → La mia mano che odorava della tua figa

Tornerai a casa più dolce — quello che ti porti via

Il ditalino in pubblico finisce quando lei torna a casa e finge di essere tornata davvero. Lo stesso meccanismo, portato fino in fondo: un pomeriggio rubato che non si lava via, che lei tiene addosso fino al buio della sua camera. È il racconto più letto del cluster orale. → Tornerai a casa più dolce

La doccia dopo — quello che l’acqua non porta via

C’è un ultimo gesto, e viene dopo tutti gli altri: lei si lava prima di tornare da lui. Veloce, precisa, senza voltarsi, con le mani ferme di una che l’ha già fatto altre volte. È il rovescio esatto del ditalino in pubblico — lì il rischio era farsi vedere, qui è restare addosso. → Racconti erotici doccia — lavare via il mio odore

Quando lo stesso desiderio smette di passare per le mani e passa per la bocca, cambia lingua e diventa verso: è tutto raccolto nella poesia erotica orale di By Nyno.

E quando il desiderio smette di trattenersi del tutto e passa al comando, alla resa, alla cura che viene dopo, diventa un pomeriggio di manette e pettine — dominazione e tenerezza nello stesso pomeriggio.

Nel garage, quattro piani più sotto — dieci minuti e si risale

Ospiti a casa loro, una scusa banale per scendere insieme, un ascensore che conta i piani e nessuno dei due che parla. Stesso filo del ditalino in pubblico — il tempo contato, i rispettivi partner a pochi metri — ma qui la trattenuta si rompe contro un muro di cemento, e lei risale senza mutande. → Ti ho scopata nel garage


Altri racconti del desiderio proibito:
Sposata. io no. quattro giorni. — desiderio che non si può nominare
La chiave era nel vaso dei fiori — lui era già al lavoro
Non è una scelta. Non lo è mai stata.

Leggi tutti i racconti → Racconti Erotici Italiani — By Nyno

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