
Ci sono desideri che non si confessano. Non perché siano sbagliati, ma perché sono troppo veri. Questa è una poesia erotica intensa, cruda, che racconta quel confine sottile tra bisogno e sentimento, tra presenza e assenza. Non è una storia d’amore. È qualcosa che resta quando l’amore non basta.
Poesia erotica italiana sul desiderio che non passa
Un tavolo per due e noi seduti come amanti pieni di bugie, con segreti che già si conoscono. La notte si consuma a metà, come un tempo che si spezza e ci lascia soli a parlare. Mangi e sei bella, e io vorrei rovesciare tutto — piatti, bicchieri, distanza — per sentirti più vicina, per togliere ogni difesa. Fuori il mondo ha già chiuso, qui restiamo soltanto noi, con la paura del domani che ci guarda negli occhi. Non posso tenerti la mano, ma dentro mi attraversi come sale su una ferita fredda. Il buio ci protegge, restano solo respiri, il rumore lieve di due solitudini che si cercano senza dirlo. So che questo momento finirà, che lo dimenticheremo forse, ma non smetterà mai di esistere dentro di noi. E poi la luce ritorna, le voci, i bicchieri, la vita — come se niente fosse. “Un espresso, grazie.” Ti guardo ancora come si guarda qualcosa che divide il vivere dal perdersi. Usciamo, braccetto nel silenzio, e in qualche modo mi sembra di averti amata più di chiunque altro senza averti mai avuta davvero.
Ci sono legami che non hanno un nome, ma lasciano segni più profondi di qualsiasi promessa. Questa poesia erotica parla proprio di questo: di ciò che resta quando due persone non possono essere, ma continuano a desiderarsi. A volte quel desiderio si spegne lentamente, e quello che rimane diventa parole morte — la stessa voce, ma senza più nessuno dall’altra parte. Se ti ci sei ritrovato, non è un caso. È la stessa tensione del desiderio in pubblico — gente intorno, una distanza che non si può chiudere, e tutto quello che il corpo dice senza poter parlare. C’è una versione di questa storia che non si ferma al cenno — un racconto erotico al ristorante, la stessa tavola, il desiderio che questa volta esplode. O quella in cui la tavola è apparecchiata per quattro, non per due: lei preme il piedino sotto il tavolo davanti a entrambe le famiglie, e nessuno dei due può alzarsi.
E ce n’è una in cui la cena finisce, ognuno sale in macchina con il proprio, e il desiderio resta acceso al buio, tra le gallerie — lei finge, ma è bagnata, e torna a casa portandosi addosso quello che non è successo.
Quando invece la distanza si chiude davvero, il desiderio smette di stare a tavola e passa alla bocca: è lì che comincia la poesia erotica orale — la lingua, l’attesa, quello che resta dopo.
Questa è una delle voci di un percorso più ampio nella poesia erotica italiana.
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