Lavare via il mio odore — racconto erotico doccia

 

Vetro appannato di una doccia e una saponetta — racconti erotici doccia, By Nyno

 

Stiamo pagando quello che siamo, non è un vizio vivere, è una sopravvivenza disperata.

La porta aperta, entri, non mi saluti, non mi parli, hai gli occhi pieni di lacrime, e l’ansia di aver detto quelle bugie che magari lui può scoprire. Ti spogli ma, prima lasci il telefono sul tavolino, lo hai spento per staccarti dal mondo. Ti togli la fede, la metti vicino a quella mia, e cominci a denudarti mentre mi guardi e, accetti.

Mi fai vedere come sei nuda, il tuo corpo, mi avvicino e ti tengo forte, la mia bocca che bacia leggermente il tuo collo, seguo il tuo profumo, l’odore della carne che non è mia. Ti sdrai sul letto e io dietro di te.

Ti scopo nella posizione che due amanti possono fare, io dietro di te, tu non mi guardi, tu fissi il muro, io sposto i tuoi capelli, la tua nuca, vedo la tua schiena, ti dico quello che voglio, tu cedi e cominci ad urlare, due corpi che tremano. Ti scopo lentamente, consumando ogni anno di desiderio, lo faccio raccogliendo ogni sensazione. Continuo così, lo faccio forte e veloce, hai un orgasmo così intenso, così forte, non lo controlli, ti abbraccio mentre esplodi, mentre mi preghi di non fermarmi, mentre non ti vergogni, mentre spegni il tutto, mentre stai per venire, mi vieni, vieni sul mio cazzo, brava.

Devi andare, lei mi aspetta, lui ti sta aspettando.

Accendi la luce. Non è un gesto per me, è pratico. Hai bisogno di vedere.

Apri la borsa e tiri fuori le mutandine di ieri. Le posi sul lavandino, piegate, prima ancora di lavarti. Perché l’ordine lo conosci.

Apri l’acqua e tieni la mano sotto il getto finché non scalda. Tre secondi in cui non succede niente. Poi entri nella doccia.

Io resto sulla porta.

Cominci dal collo. Da dove sono stato di più.

Prendi il mio sapone, è l’unico che c’è. Ti togli il mio odore e ti metti addosso il mio sapone, e non te ne accorgi, e io non te lo dico.

Ti bagni i capelli. Hai sbagliato i conti, ma questo lo saprai dopo.

Ti lavi come si lava una cosa. Veloce, precisa, senza voltarti. Ti fai male. Non piangi più. Sei entrata in casa mia con gli occhi pieni e adesso hai le mani ferme di una che l’ha già fatto altre volte. È questa la cosa che non ti perdono.

Ti guardo cancellarmi. Non ho mai visto niente di più intimo.

Entro. Ti prendo il polso, quello della mano che tiene il sapone. Non per riprenderti. Per fermarti prima che finisci.

Mi guardi. Ti fermi un secondo. Poi continui.

Chiudi l’acqua. Il vapore riempie tutto e per un attimo non ci vediamo più. Ti asciughi, ti vesti per l’ufficio, ti rimetti la fede.

Non mi saluti neanche adesso.

Torni a casa tua, prepari la cena, hai me addosso, hai me dentro di te, nella tua mente, nei sorrisi che fai. Hai ancora i capelli umidi, lui non si accorge di nulla, la fede opaca, un segno rosso sotto il seno, mentre ti stringevo forte.

Prendi quelle mutandine usate e le butti, ti aspetto ancora.


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