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Non ci sono regole per noi. Non ci sono limiti. Viviamo nella nostra mente, nei nostri attimi che sanguinano come mani ferite.
Arriviamo alla cena, nel ristorante che hai prenotato tu. Sono le 21.00. Arrivi con lui, io sono con lei. Decidiamo con cura i posti, dove sederci. La luce del giorno si abbassa, fino a far restare solo noi, come punti di riferimento.
Ti siedi davanti a me. Lui di fianco a te, lei di fianco a me. Sento parole che si perdono nel rumore.
Sento il tuo piede toccarmi la gamba. Penso che tu l’abbia fatto per sbaglio. Invece no: sale, lentamente, sempre di più. Il cuore batte più veloce. Mi diventa duro. Lo nascondo bevendo del vino rosso.
Lo vedo che sei eccitata. Il collo, il rossore sopra la scollatura, il modo in cui tieni il bicchiere. Ti tocchi i capelli, ti sposti una ciocca dietro l’orecchio, mi guardi sfuggita.
Mia moglie mi sfiora il braccio. Tuo marito parla, faccio finta di capire, sorrido disperatamente. Il tuo piede sale sempre di più. Mi stai premendo il cazzo.
Trattengo il respiro. Il cameriere mi dà il tempo di incrociare il tuo sguardo, i tuoi occhi, il muovere delle mani. Mi stai facendo morire. Sento il sangue emergere da ogni vena del corpo.
Lo premi con forza. Se ci scoprono, sale l’adrenalina. Non riesco a resistere, è dura.
Lui mi interroga su una battuta. Rido, e ne faccio pure io una. E tu sei compiaciuta. Lo sai che mi stai uccidendo.
Finiamo la cena. Mi saluti, ti abbraccio, premo il tuo corpo contro il mio. Il tuo seno che mi sbatte addosso, il tuo profumo, il mio. Ti ringrazio della bella serata, sottovoce, te lo dico lentamente. Sento l’odore della tua carne. Rimani così addosso, un istante, un momento, un’ora. Qualcosa che deve finire.
Nella tua testa ci sono io. Lo so.
Torni a casa. Non fai in tempo a chiudere la porta: ti abbassi le mutandine, fradicia, e ti fai scopare in piedi. Neanche le scarpe ti togli, le mani sul muro. Ti arrendi, chiudi gli occhi. Ti fai portare a letto, ti fai scopare in fretta, in silenzio. Non puoi parlare, non puoi urlare.
Lui ti dice che non ti ha mai sentita così.
Ti fai sborrare sulla pancia, lo fai esplodere su di te. E tu, al buio, con un dito sopra la sborra, scrivi il mio nome.
La mattina dopo mi mandi un messaggio. Mi racconti tutto.
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