Racconto erotico camerino privato — la fame che non si è pentita

Racconto · 3 min di lettura

Un racconto erotico camerino privato — jeans da cambiare, una tenda appena chiusa, e una fame che nessuno dei due riesce più a fermare.

 

Racconto erotico camerino privato — tenda chiusa, scarpe e vestiti a terra

Mi porti a cambiare dei jeans, una misura sbagliata, abbiamo la scusa per poterlo fare. Un centro commerciale distante dal centro, sempre tanto affollato. La dipendenza è una fame che sfama ogni corpo consumato, e lo rende schiavo, per stare bene, si deve vivere.

Entri nel camerino per provare i nuovi pantaloni, la tenda è appena socchiusa.

La vedo.

Rimango immobile per un attimo, sei nuda, la persona che ho sempre desiderato vedere senza vestiti.

I tuoi occhi incontrano i miei, non cerchi di coprirti, lasci cadere i pantaloni dalle mani, mi guardi e sorridi.

Sguardi lunghi, cuore che batte più forte, adrenalina, i respiri che fanno rumore a questo silenzio assordante.

Mi avvicino, entro.

Non si parla, non abbiamo più parole, ti appoggi sopra a un piccolo tavolino sospeso per mettere degli oggetti, apri le gambe, e mi trovi pronto, ho il cazzo durissimo, mi sta esplodendo, faccio fatica a tenerlo dentro.

Si cercano le mani, esitano, poi si stringono, i cuori che cambiano di sede al battito, il calore, il sangue delle vene, i brividi. Tutto quello che fino a un attimo prima sembrava impossibile diventa improvvisamente inevitabile.

Arriva il bacio affamato, carnale, le mie labbra grosse che assalgono le tue, saliva, lingue, morsi, fame e sete, mi disprezzi, mi odi, mi desideri, mi vuoi, ti vergogni, non lo faresti ma, ogni inizio deve avere una fine.

Ti penetro, lentamente, sento il verso iniziale, quando scivola dentro, sei completamente bagnata, vuoi urlare, ti piace farlo, una mano in bocca, mi mordi le dita mentre ti sto scopando, ti tremano le gambe, i baci sempre più forti, vorrei morderti, vorrei lasciarti dei segni sul lato destro del collo, i profumi, sono pochi minuti, ci possono scoprire.

Andiamo avanti, mi stringi forte, ti scopo più velocemente, il ritmo aumenta, il tempo sta per scadere, stai per venire, lo facciamo insieme, lo faccio dentro di te, voglio sborrare dentro di te, sì, dai, continua così, dimmelo, dimmi che ci sei, sì, mi preghi di non fermarmi, diminuisco il ritmo, fino a farti venire lentamente, mi fai male la mano, rimani senza respiro mentre godi, esplodi, le mie vene che escono dal collo, vengo insieme a te.

Per qualche secondo rimaniamo immobili.

Il silenzio sembra ancora più intenso di prima. I respiri lentamente tornano regolari, ma nessuno dei due ha il coraggio di rompere subito quella strana sospensione.

Prima di aprire la tenda ci guardiamo ancora una volta. Il rumore del negozio ci investe di nuovo: musica, voci, carrelli che passano, persone che camminano.

Tutto è identico a prima.

Solo noi non lo siamo più.

Ci incamminiamo verso le casse senza guardarci. Guidi tu, la musica ci intrattiene.

Non è il corpo che ha perso il controllo. È la mente, e la mente non chiede scusa.


Se ti è piaciuto, leggi anche

Ci sono storie che non tieni per te.

Il prossimo testo

Preferisci Telegram? Nel canale trovi solo il titolo e il link al nuovo testo. Il tuo numero resta tuo.

Entra nel canale →

Lascia un commento